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Marco Martini

Benvenuti, mi chiamo Marco Martini (sì, lo stesso che dà il nome al ristorante) e sono lo chef. Ho un passato da rugbista, ma questa è un’altra storia.

Di sicuro i tanti anni passati in campo, anche con la nazionale, mi hanno insegnato a essere molto determinato.

Quando ero ancora agli inizi, per esempio, ho trascorso notti intere in cucina per imparare a sfilettare e mantecare.

Lo so, sono testardo, ma è anche grazie a questo che ho raggiunto tanti risultati.

Tutto è cominciato consegnando le pizze su uno scarabeo bordeaux.
In poco tempo ho capito che il mio posto era in cucina, e da quel momento non mi sono più fermato.

All’inizio dovevo solo aggiungere gli ultimi ingredienti, ma nessun lo faceva meglio di me: io ci mettevo tutta la mia passione.

Ho ottenuto per tre volte la stella Michelin.

La prima a soli 24 anni, mentre ero chef executive all’Open Colonna. La seconda, alla Stazione di Posta, appena tornato da un periodo a Londra.

Conclusa l’esperienza con Heinz Beck a La Pergola, sono entrato nella cucina di Tom Aikens per mettermi alla prova all’estero. Sentivo però il bisogno di esprimermi a modo mio. Sono tornato a Roma e ho accettato una sfida.

Il ristorante aveva una location insolita. Molti pensavano fosse una follia, ma per me quello che conta sono il cibo e le persone, non l’arredamento.

L’ambiente era informale, con i tavoli senza tovaglie e il pavimento in sanpietrini, all’interno dell’ex mattatoio di Testaccio, eppure è stato un successo.

Personalità e celebrità di ogni tipo si sono avventurate tra graffiti e discoteche, solo per provare le mia cucina.

Lo dico spesso: “Fuori non ce sta scritto Mostra de mobili, ma Ristorante.”

La terza stella è arrivata qui, al Marco Martini Restaurant.

L’avventura è iniziata nel 2016 e sono fiero di poter dire che da allora ho riconfermato la stella ogni anno.

Un obiettivo raggiunto grazie alla ricerca e allo studio continui.

Quando penso a una nuova ricetta, parto sempre dalla materia prima, che dev’essere non solo di qualità, ma facilmente reperibile ogni giorno dell’anno.

Preferisco ingredienti semplici: a renderli indimenticabili ci penso io.

Sono un perfezionista: a volte arrivo persino a disegnare dei bozzetti su carta del piatto che ho in mente.

La mia è una cucina di sapori netti ereditati dalla tradizione romano-laziale, ma con un respiro internazionale.

Ai germogli, ai fiori e alle poesie, preferisco il gusto e la sostanza.

Amo arricchire le mie creazioni con influenze da tutto il mondo, come nel Raviolo al vapore ripieno di pollo alla cacciatora in brodo di patate arrosto, un piatto a metà strada tra Hong Kong e casa di mia madre.

Vi ho incuriositi? Vi aspetto per farvi conoscere la cucina stellata, come dico io.